Ascoltando le conversazioni sui mezzi pubblici o nei corridoi dell’ufficio o le telefonate degli ascoltatori di Radio3 la mattina in macchina, mi capita spesso di sentire questa frase: “Dovrebbero renderlo obbligatorio per legge”, si tratti di lasciare la macchina in garage e muoversi con i mezzi pubblici per diminuire traffico e inquinamento oppure di utilizzare le valvole termostatiche per contenere i consumi di riscaldamento.
Le valvole termostatiche consentono di regolare adeguatamente il calore in ogni stanza della casa e, avendone avuto esperienza, lo ritengo un sistema di riscaldamento molto democratico e civile: democratico perché ciascuno può decidere la temperatura di casa propria e civile perché, grazie ai contabilizzatori, ognuno paga il dovuto.
Ho allora avanzato questa richiesta all’amministratore del mio nuovo condominio, ma con scarso successo. Sembra infatti che questo piccolo accorgimento di buon senso non venga recepito dai più che preferiscono mantenere un obsoleto impianto comune di riscaldamento verticale per cui ai piani alti gli occupanti hanno freddo e ai piani bassi ed intermedi aprono le finestre.
Sembra, inoltre, che qualche furbetto abbia approfittato dei lavori di ristrutturazione del proprio appartamento per sostituire i vecchi radiatori con altri a maggiore superficie radiante. Il tutto senza avvisare il condominio e quindi continuando a pagare in base alle tabelle. Morale: usufruisce di maggior calore a spese di tutti gli altri.
Qualcuno, forse stanco come me di pagare bollette salate per non avere mai il calore quando serve, ha fatto notare che l’utilizzo delle valvole termostatiche è stato introdotto obbligatoriamente col DPR 412/93. In nazioni avanzate come la Germania, l’Austria e nei Paesi del Nord Europa le valvole termostatiche, abbinate a contabilizzatori di calore, sono obbligatorie da 10 anni. Nonostante questo, nel nostro condominio non si parla ancora di cambiare sistema perché la maggioranza non vuole affrontare le spese necessarie a rinnovare l’impianto.
Per il traffico è lo stesso discorso. C’è bisogno di una legge per capire che bisogna ridurre l’uso delle auto? Se c’è questo bisogno significa che noi non siamo ancora pronti. Lasciare la macchina per i mezzi pubblici o le biciclette è una scelta di vita, è qualcosa che fa parte della cultura di una società, non può essere imposta dall’alto.
Di certo Roma ha dei grandissimi problemi di traffico per il gran numero di automobili circolanti, ma bisogna anche dire che c’è un’intollerabile strafottenza da parte dei molti che non si curano degli altri. Lasciare la macchina sugli scivoli o sulle strisce pedonali, parcheggiare gli scooter sui marciapiedi, non rispettare gli stop e le precedenze non sono solo atti che mettono in pericolo gli altri, ma sono anche una dimostrazione di quanto il romano medio si senta più furbo degli altri.
E più il senso civico scema lasciando il posto a comportamenti incivili ormai diventati la normalità, più la frustrazione cresce in coloro che subiscono questi comportamenti, tanto protestare è inutile ed è faticoso essere impopolari.
Quale è allora il senso di una legge che imponga comportamenti virtuosi quando la stessa legge non riesce a vietare comportamenti incivili o pericolosi o, più semplicemente, egoistici? Un comportamento incivile merita la disapprovazione da parte dell’intera comunità, non c’è bisogno dell’ennesima legge che sarà disattesa.
Aveva forse ragione Ennio Flaiano nel dire: “Gli italiani sono irrimediabilmente fatti per la dittatura”? Oppure per l’italiano medio invocare l’obbligo di legge è solo una giustificazione per poter dare libero sfogo a quello che meglio gli riesce: la Lamentazione? Perché si sente oppresso, limitato nelle scelte, suddito e non più cittadino, vessato dalla casta, oppresso dalle tasse…….