Il Bel Paese ?

“Lavoreranno per la città, nel settore della Protezione civile e nella Tutela del patrimonio ambientale. Saranno anche impiegati al Bioparco e al Servizio Giardini. Questo è il senso del protocollo d’intesa stipulato nel 2007 tra il Comune di Roma e il Tribunale di Roma”.
[Messaggero del 25 maggio 2012 – Cronaca di Roma].

Io sono una dipendente del Comune di Roma e chiedo da anni di andare a lavorare al Dipartimento per la Tutela del verde – Protezione civile. Non solo mi sento dire da quel fottuto direttore della fogna in cui lavoro che non darà mai il trasferimento a nessuno, ma devo pure digerire il fatto che il lavoro che vorrei fare io lo farà “…chi è stato condannato per produzione, traffico e detenzione di stupefacenti di lieve entità e chi è stato condannato dal tribunale per guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti […]”

D’altronde questo è pure il paese in cui volevano tassare chi toglie dalla strada gli animali randagi e dà loro una casa e dell’affetto.

È il paese in cui la CEI dichiara che «Nell’ordinamento italiano il vescovo […] non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti di pedofilia. Non possiamo chiedere al vescovo di diventare un pubblico ufficiale».

Nella migliore tradizione di Ponzio Pilato!

Questo è il Bengodi ragazzi.

Possiamo guidare brilli e strafatti per arrivare là dove nessuno riesce, abbandonare i nostri amici a quattro zampe sull’autostrada quando riterremo che non ci servano più.

E dulcis in fundo, per voi maschietti, a patto che vi facciate preti!, ……………… finite voi per me!

Io ti cambierò

Ma che cos’è quella smania di molti di voler cambiare la persona che hanno vicino?

Su quali basi scegliamo qualcuno per poi cominciare la lenta e inesorabile azione di cambiarlo/a?

In genere sono le donne a farlo, a volte anche gli uomini. E quando sono gli uomini… apriti cielo, non hai scampo. Perché LORO sanno quello che è meglio per te. È radicato in loro il concetto che una donna debba ancora essere guidata in questo mondo da qualcuno che ne sa più di lei.

I nostri uomini, alla continua ricerca della perfezione, cominciano con frasi innocue tipo: “Posso darti qualche consiglio quando vai a fare shopping?” (traduzione: vesti da schifo e mi vergogno di farmi vedere in giro con te).
“Perché non riprendi a fare sport? Lo dico per la tua salute” (traduzione: ti sta cadendo il culo e stai mettendo la cellulite sulle cosce).
“Perché non ti lasci andare quando facciamo l’amore?” (traduzione: perché non fai tutti quei giochini che si vedono nei film).

Mi fa pensare a quelli che vengono a Miciolandia e adottano un gatto e poi, tempo una settimana, te lo riportano perché… “Miagola tutto il giorno” oppure “Si fa le unghie sul divano” oppure “Non c’è modo di tenerlo giù dal letto”………

Cazzo è un gatto! o forse pensavi di aver adottato uno studente di Cambridge!?

Allora ragazzi intendiamoci, non mi disturba che il mio compagno mi faccia sapere cosa apprezzerebbe di più da me (anzi mi piace che mi comunichi le sue esigenze visto che uno degli aspetti dell’amore è rendere felice l’altro), ma a voler essere sincera anche io potrei avanzare delle richieste.

Peccato che quando gli faccio notare qualche suo scivolone mi guarda con gli occhi di un cucciolone che si è appena rotolato nel fango e mi dice: “Perché non puoi accettarmi per come sono!?”

 

 

La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo

 Ho appena finito un libro che mi ha lasciato un senso di inquietudine dentro. E’ una delicata quanto imprevedibile storia d’amore che ha riscosso un successo enorme.

Racconta la storia di Henry DeTamble e di sua moglie, Clare. Henry ha una rarissima malattia genetica a causa della quale si trova involontariamente a viaggiare nel tempo. È incapace di controllare il momento della partenza, il luogo di arrivo o quanto durerà il viaggio. Le sue destinazioni sono legate al suo subconscio: infatti Henry si ritrova spesso in luoghi che ha visitato o visiterà in seguito.

Henry viaggia indietro nel tempo e si trova nell’infanzia di Clare molte volte, a partire da quando lei ha sei anni. Le dice le date in cui verrà a trovarla in futuro e lei le trascrive in un diario per attendere le sue visite. In una delle visite, le rivela innavvertitamente che in futuro si sposeranno. L’ultima visita avviene per il diciottesimo compleanno di Clare, dopo di che resteranno separati per due anni fino a che non si incontreranno finalmente nel tempo reale per entrambi.

Il libro racconta le vicissitudini di Henry alle prese con le sue fulminee “partenze”, quando sparisce lascia solo il mucchio di vestiti che indossa, e le attese di Clare, preoccupata di dove si trovi l’uomo che ama. Durante il loro matrimonio avvengono vari eventi drammatici che rinsaldano il già molto forte legame tra i due.

Il romanzo, che all’inizio è divertente per l’idea di lui che vaga tra passato, presente e futuro, diviene struggente mano a mano che si avanza nelle pagine. In uno dei “viaggi” nel mezzo dei boschi del Michigan durante la stagione della caccia ai cervi, Henry viene colpito fatalmente dal fratello di Clare. Ritornato nel presente, muore tra le braccia della moglie la notte di capodanno.

Clare è devastata dalla morte di Henry e si sente incapace di vivere senza di lui. Un giorno trova una lettera di Henry che descrive l’incontro con lei nel suo futuro, quando lei è ormai anziana. E quando succede, il lettore è preso dallo struggimento totale!

La morte dei nostri cari ci getta fatalmente nell’abisso. Sapere che non potrai più vedere qualcuno che hai amato, non potrai più accarezzarlo ti fa sentire morto dentro, come se anche la tua vita fosse terminata ma, per qualche motivo a te ignoto, il tuo corpo ancora vaga nel mondo senza più l’anima.

Forse sapere che in un futuro indeterminato potremo per un momento rivedere chi si è perso, ci darebbe la forza di andare avanti e, nell’attesa dell’evento, vivere la nostra vita. Non sto parlando del “rivedersi” dopo la morte dal momento che, non essendo cattolica, non credo nell’aldilà.

Penso proprio ad un paradosso temporale in cui due persone si ritrovano fisicamente nello stesso spazio e nello stesso tempo per un ultimo momento, insieme.

Fai la scelta giusta

Quanto le scelte che facciamo si ripercuotono sulla nostra vita e su quella degli altri?

Ci sono persone che ad un certo punto della loro vita, si accorgono di aver come… deragliato, si guardano intorno e si dicono: “Come ci sono arrivato qui? Chi sono i miei compagni di viaggio?”. Capita a molti di guardare il partner di una vita e pensare che non è quello che volevano al proprio fianco. Ma allora che succede alle relazioni durante il loro corso?

All’inizio siamo folgorati da una persona, e solo quella. Solo per quella persona accantoniamo progetti, affetti, aspirazioni, ambizioni perché per noi è più importante della stessa aria che respiriamo. E dopo… che succede?

Al di là del cosa e del perché succeda, sappiamo per certo che prima o poi succede e ci troviamo a fare delle scelte.

Capita alle donne, ma anche agli uomini e quando la separazione arriva ci rende tutti più vulnerabili. Se poi arriva nella mezza età, gli scossoni si fanno prepotentemente violenti. E non importa se sei tu a lasciare o ad essere lasciato, il dolore è invadente e persistente allo stesso modo.

Per chi lascia ci sono i mille dubbi su cosa si vuole davvero di diverso nella vita, il senso di fallimento che assale e si mescola al senso di colpa per aver abbandonato qualcuno che si affida a te. Cerchi segnali che ti sorreggano in questa tua scelta che a volte ti sembra sconsiderata.

Molti scelgono di non affrontare la realtà e prendono la via più comoda: se anche il partner è tacitamente d’accordo, preferiscono mantenere lo status quo vuoi per i figli, vuoi per la casa, vuoi per un insieme di certezze…  

Qualcuno sceglie di dare un taglio netto, una specie di rasoiata per separarsi dall’altro e non pensarci più. Qualcuno sceglie di non rimettersi più in gioco, come se non avesse più l’energia. Qualcuno sceglie la spensieratezza e la leggerezza di storielle senza impegno.

Qualcuno, invece, sceglie di affrontare la situazione, sceglie il dolore di lasciare la casa, i figli, sceglie la pesantezza del tornare in una casa vuota dopo tanti anni di vita in famiglia. Sceglie di convivere con il senso di colpa per aver causato sofferenza ai suoi cari, sceglie il dolore provocato dalla consapevolezza che il partner non farà nulla per trattenerlo.

Sceglie comunque di vivere pienamente perché la vita che ci è data è una ed unica e non possiamo permetterci soltanto di sopravvivere!

E’ primavera… o quasi!

Anche stamane al risveglio, mi sono ritrovata il solito merlo spinto dalla spasmodica esigenza di fare il nido, infilato nella canna fumaria del camino.

Essendo il mio un inserto a camera chiusa, una specie di forno, il malcapitato che cade rimane imprigionato finchè non viene aperto lo sportello e tolto il deflettore che divide la canna fumaria dal braciere.

La prima volta si scatenò il putiferio perché l’uccello, cercando di risalire lungo la canna fumaria sbatteva le ali e provocava un rimbombo all’interno del muro di casa, perché nel dormiveglia non si capiva da dove venisse il rumore, perché, una volta capito, mi assalì lo sgomento al pensiero di come tirare fuori l’animaletto senza tirare giù tutto il camino!

Per fortuna il mio compagno, senza perdere la calma (bontà sua), mi assicurò che certo  il modo c’era… magari consultando il manuale di istruzioni dell’inserto.

Ci dividemmo i compiti: a me la ricerca del manualetto disperso (…chi cavolo consulta mai il manuale di istruzioni di un caminetto!?!…), a lui lo sprigionamento dello sfortunato.

La seconda volta capitò che ero sola, ma non mi persi d’animo. La terza ancora meglio. Ormai la faccenda sta acquistando un carattere di routine. Anche le mie tre gatte stanno accogliendo la cosa come un piacevole diversivo prima di colazione.

Gli italiani si lamentano troppo, quindi stanno bene. (Wilhelm Mühs)

Ascoltando le conversazioni sui mezzi pubblici o nei corridoi dell’ufficio o le telefonate degli ascoltatori di Radio3 la mattina in macchina, mi capita spesso di sentire questa frase: “Dovrebbero renderlo obbligatorio per legge”, si tratti di lasciare la macchina in garage e muoversi con i mezzi pubblici per diminuire traffico e inquinamento oppure di utilizzare le valvole termostatiche per contenere i consumi di riscaldamento.

Le valvole termostatiche consentono di regolare adeguatamente il calore in ogni stanza della casa e, avendone avuto esperienza, lo ritengo un sistema di riscaldamento molto democratico e civile: democratico perché ciascuno può decidere la temperatura di casa propria e civile perché, grazie ai contabilizzatori, ognuno paga il dovuto.

Ho allora avanzato questa richiesta all’amministratore del mio nuovo condominio, ma con scarso successo. Sembra infatti che questo piccolo accorgimento di buon senso non venga recepito dai più che preferiscono mantenere un obsoleto impianto comune di riscaldamento verticale per cui ai piani alti gli occupanti hanno freddo e ai piani bassi ed intermedi aprono le finestre.

Sembra, inoltre, che qualche furbetto abbia approfittato dei lavori di ristrutturazione del proprio appartamento per sostituire i vecchi radiatori con altri a maggiore superficie radiante. Il tutto senza avvisare il condominio e quindi continuando a pagare in base alle tabelle. Morale: usufruisce di maggior calore a spese di tutti gli altri.  

Qualcuno, forse stanco come me di pagare bollette salate per non avere mai il calore quando serve, ha fatto notare che l’utilizzo delle valvole termostatiche è stato introdotto obbligatoriamente col DPR 412/93. In nazioni avanzate come la Germania, l’Austria e nei Paesi del Nord Europa le valvole termostatiche, abbinate a contabilizzatori di calore, sono obbligatorie da 10 anni.  Nonostante questo, nel nostro condominio non si parla ancora di cambiare sistema perché la maggioranza non vuole affrontare le spese necessarie a rinnovare l’impianto.

Per il traffico è lo stesso discorso. C’è bisogno di una legge per capire che bisogna ridurre l’uso delle auto? Se c’è questo bisogno significa che noi non siamo ancora pronti. Lasciare la macchina per i mezzi pubblici o le biciclette è una scelta di vita, è qualcosa che fa parte della cultura di una società, non può essere imposta dall’alto.

Di certo Roma ha dei grandissimi problemi di traffico per il gran numero di automobili circolanti, ma bisogna anche dire che c’è un’intollerabile strafottenza da parte dei molti che non si curano degli altri. Lasciare la macchina sugli scivoli o sulle strisce pedonali, parcheggiare gli scooter sui marciapiedi, non rispettare gli stop e le precedenze non sono solo atti che mettono in pericolo gli altri, ma sono anche una dimostrazione di quanto il romano medio si senta più furbo degli altri.

E più il senso civico scema lasciando il posto a comportamenti incivili ormai diventati la normalità, più la frustrazione cresce in coloro che subiscono questi comportamenti, tanto protestare è inutile ed è faticoso essere impopolari.

Quale è allora il senso di una legge che imponga comportamenti virtuosi quando la stessa legge non riesce a vietare comportamenti incivili o pericolosi o, più semplicemente, egoistici? Un comportamento incivile merita la disapprovazione da parte dell’intera comunità, non c’è bisogno dell’ennesima legge che sarà disattesa.

Aveva forse ragione Ennio Flaiano nel dire: “Gli italiani sono irrimediabilmente fatti per la dittatura”? Oppure per l’italiano medio invocare l’obbligo di legge è solo una giustificazione per poter dare libero sfogo a quello che meglio gli riesce: la Lamentazione? Perché si sente oppresso, limitato nelle scelte, suddito e non più cittadino, vessato dalla casta, oppresso dalle tasse…….